100 colpi di sciabola prima di andare a letto dormire lugubre diario di disintossicazione separazione rianimazione elettrodomestici convivenza platonica con Playstation elaborazione del lutto
mercoledì, 23 novembre 2005
100colpi lo sa qual'è il vostro problema, là fuori. Lo sa che tutti quei famosi rovelli esistenziali del 900 di questi tempi si sono ridotti a un unico, gigantesco bandolo inestricabile. E lo sa che tutti voi, nelle vostre case, per le strade, non sperate altro che nelle vostre vite si possa riaffacciare la speranza che un giorno se ne venga finalmente a capo. Ed ecco perchè, senz'altri indugi, vi propone:
i Consigli di 100colpi per coinvolgere la Vostra Ragazza nell'uso di Sony Playstation: (prima parte)
Per prima cosa spiegarle che le crisi epilettiche vengono solo ai giapponesi.
Dirle che tutti quegli zombi a Racoon City non sono venuti solo per sbranare la gente, ma anche per far chiudere tutti i negozi del centro.
Suggerire che la Principessa Katia, prigioniera del Perfido Signore Supremo dell'Oscurità, abbia inventato una nuova tecnica per smaltarsi le unghie in autobus.
Lasciarsi sfuggire che il malvagio Dottor Terrore, oltre ad aver inventato una macchina che trasforma tutti in marionette mentali, lascia sempre la tavoletta alzata.
Spiegarle che se nessuno guiderà il nuovo prototipo di caccia stellare SuperFire contro l'Astronave Madre degli alieni Zorzoniani, l'umidità del pianeta Terra salirà così tanto che tutte si saranno fatte la piastra per niente.
Lei: Devo dedurne che ormai mi identifichi con un'idea. Io: Era inevitabile, no? Lei: No che non lo era. Io: Era inevitabile, e dovresti farlo anche tu, per il bene di entrambi. Lei: Per il tuo bene, vorrai dire. Io: Non è una questione del mio bene o del tuo bene, è solo che le cose vann così. Lei: ... Io: Alla fine, dopo un po' che giochi con la playstation di un altro, quasi non ci pensi più che non è la tua. Lei: Perchè mi dici questo, ora? Io: Per spiegarti. Lei: Non me ne faccio niente delle spiegazioni. Io: Ma se ne parlassimo, una buona volta, non sarebbe meglio. Tu sarai sempre la mia playstation, ma io questi 95 euro per ripararti non li trovo da nessuna parte. Ho anche altre spese, lo sai. Lei: Ma almeno non giocare con le playstation degli altri. Io: Ma non riesco a farne a meno. E poi i giochi sono sempre gli stessi. Lei: Ma io resto chiusa nell'armadio. Io: E' per questo che dovresti incominciare a indentificarti con un'idea. La migliore delle idee. Sei la mia playstation.
In data pochi giorni fa, il Grego si presentava in località torino munito di playstation 2 in buone condizioni. Contestualmente il signor Jaft metteva sul tappeto, metaforicamente e non, pad e multitap della sua defunta Bambina Cattiva. Al nucleo si aggiungeva tale Four, nordico di ignote origini. In tal modo si ricostituiva, in terra straniera, un NAP2 (Nucleo di Aggregazione da Playstation2). Il Grego aggiungeva al set due mozzarelle casertane da 400 grammi l'una, del cui edimento si occupavano i suddetti Jaft e Four. Chi avrebbe mai sperato che, anche in una umile casa di fuorisede alle pendici delle alpi, dove l'acqua calda è un'occasione e la bolletta un lutto, anche lì sarebbero tornati a brillare i led verdi e rossi della playstation 2?
Noialtri non possiamo che assistere e ammirare la tempra di questi tre impavidi che nell'ora più buia si accollano il fardello più pesante, e, dove la notte e la nebbia imperano, si affaccendano a trovare uno cantuccio risparmiato dall'umidità, si chinano, raccolgono due sterpaglie, e da una vecchia pietra focaia traggono due scintille tanto più preziose quanto gracili e fioche. Eccoli, questi tre impavidi eroi, che si rialzano, la fiaccola fulgente dell'intrattenimento elettronico stretta tra le mani. Branditela più in alto, lì, dove tutti possano vederla!
Naturalmente il mio cliente, il signor Jaft, perdeva tutte le partite, e riusciva anche a segnare un autogol fisicamente impossibile(retropassaggio del terzino, palo interno, tunnel tra le gambe del portiere e rete), ma non per questo la sua fiducia incrollabile, la sua titanica speranza vacillavano. Jaft sapeva di star assistendo all'alba di un nuova età dell'oro. Presto i calli sulle dita si riformeranno, pensava, e lo scontento dell'estate 2004 sarà solo un brutto ricordo.
Il Signor Jaft si scusa per il calo nella frequenza dei post degli ultimi giorni,
A Signor Jaft, so quattro mesi che sta frequenza sta a cala'!
, e spera di poter riprendere quanto prima,
se, come no, come a giugne, a lujie ad egoste, a setembre...
non appena avrà un collegamento di qualche tipo (per ora neanche il telefono).
ma fatte er fastuebb, a morto de fame!
Fino ad allora spera di poter essere qui il più spesso possibile. La colpa, naturalmente, come rilevato dalla M. A. nei commenti al post precedente, è dell'Assolatissima:
Stamattina, quando arrivo al mio studio di Via Toledo, la mia segretaria mi consegna un pacco proveniente da Palo Alto, CA. Il mittente è il mio peggior cliente, il Signor Jaft. Il pacco contiene uno strano arnese grigio. Poichè un avvocato in vista come me non può perder tempo dietro alle eccentricità dei suoi clienti, consegno il pacco alla mia segretaria pregandola di scoprirne l'ultilizzo e valutarne l'utilità. Mi ritiro nel mio ufficio e incomincio a sbrigare alcune cause, e dall'anticamera sento la segretaria che sgombera il tavolo stende cavi, premi pulsanti. Poi suona l'interfono. "Avvocato, c'è il Signor Jaft al telefono" "Me lo passi" "Non posso" "Si faccia dire che vuole" "Vuole spiegarle come usare questo nuovo telefono. Dice che con questo telefono si può parlare con i morti" "Ah, sì? E con chi avrebbe parlato, il Signor Jaft?" "Con la sua Playstation"
E' proprio vero, la Playstation è come una bella donna. Bisogna amarla e coccolarla, essere sempre presenti, e non perderla mai di vista (ne sa qualcosa anche la suzu). Io, che quasi l'avevo dimenticato, ne ho avuto un'amara conferma l'altra sera a casa del Paolone, quando mi sono cimentato in due innocenti partitelle di Winning Eleven. Fin dai primi istanti mi sono reso conto di essere tornato un principiante, un pivello che deve guardare i tasti per sapere da che parte sta l'R2, che attiva l'analogico senza accorgersene, solleva i piedi quando fa tirare un giocatore, da strattoni al cavo quando si eccita e quasi tira giù dalla mensola la PS del Paolone. Vedovo da 4 mesi, ho dimenticato i fondamentali. Il Paolone mi guarda con sufficienza, il Biondino non vuole più saperne di giocare con me, e uno che non conosco mi domanda se per caso non sono un proprietario di X-Box. Il mio ultimo pensiero prima di perdere i sensi a causa della vergogna è: con quale coraggio rappresenterò l'onorata scuola napoletana* al Nord?
*Napoli è l'unica città al mondo in cui i giocatori di Fifa non hanno diritto a prendere l'autobus, votare e mangiare la pizza.
Riassunto delle puntate precedenti: il Signor Jaft è a Milano, dove ha scoperto che Giorgino Lucas, in preda alla demenza senile, ha ancora una volta brutalmente rimaneggiato la sua trilogia-capolavoro.
Dopo essere saltato giù dalla finestra della Fnac di Milano, secondo piano, il signor Jaft rotolava agilmente sul marciapiede e si rialzava. Ancora intontito dalla caduta non faceva caso alla figura imponente che usciva dal negozio Sisley giusto lì di fronte. Il signor Jaft si allontanava imprecando contro lo scellerato regista smanettone, entrava in un bar e ordinava un triplo negroni. Solo dopo aver ingerito la tripla dose il pensiero ottenebrato dal dolore tornava lucido, e l'incontro avuto poco prima da un lato all'altro di Via Torino si svelava per ciò che era davvero stato. L'occasione mancata della sua vita. Senza pensarci oltre il Signor Jaft si faceva cambiare i salatini e ordinava altri tre negroni.
Il mio cliente, Signor Jaft, è stato avvistato tre giorni fa, 22-09-04, alla Fnac di Via Torino Milano. Il mio cliente, secondo i numerosi testimoni oculari, si trovava al secondo piano del suddetto esercizio, comodamente seduto su un divanetto di pelle nera di fronte a uno schermo al plasma da 17.990 euro del quale, ovviamente, non stava prendendo in considerazione l'acquisto, e al centro di uno schieramento di casse e woofer di tutte le forme e dimensioni che gli ricordavano la sua classe del liceo. Al di là della compagnia di un simpatico vecchietto meneghino, il mio cliente, Signor Jaft, aveva deciso di sedersi sul suddetto divano per godersi, nella vastità di quello schermo grande come un materasso, nella circondanza del Dolby Surround, nella sedicinonità del widescreen, e nella ristrutturatezza del digitale il sempre godibile finale del RITORNO DELLO JEDI. Il signor Jaft e il vecchietto meneghino sobbalzavano, battevano i denti, si stringevano la mano e gridavano mentre i nostri eroi si davano da fare come al solito per salvare la galassia. Finalmente tutti i cattivi morivano, esplodevano e si dissolvevano, e il novello cavaliere Jedi Luchino Camminaincielo poteva soddisfatto scambiarsi un'occhiata complice con i fantasmi dei suoi maestri, e con quello del padre...
E qui il Signor Jaft saltava in piedi e incominciava a gridare come un ossesso, addentava il divano, inghiottiva due morsi di imbottitura e saltava giù dalla finestra del suddetto Fnac.
Sempre secondo i testimoni oculari, il vecchietto meghino si voltava verso i presenti esterrefatti e spiegava che, in quell'ultima scena, Giorgino Lucas aveva profanato il tempio della Vecchia Trilogia con la faccia di pesce a brodo dell'orrido Hayden Christensen, sedicente attore.
Ecco una lettera che mi è arrivata ieri da Ho-Chi-Mhin City, dove il signor Jaft attualmente risiede. La lettera è indirizzata alla sua defunta console, ma il signor Jaft mi ha pregato di portarla anche alla vostra conoscenza.
Mia cara Bambina Cattiva,
a volte mi sembra un eternità, da quando sei andata via. A volta non ricordo più neanche di che colore eri. Nero? Satin Silver? Grigio antracite? A volte, quando guardo sotto la tv, mi sembra che debba essere così, decoder, vcr, dvd, e basta. Domani si sposano Bongis e Sturgis, e ieri siamo andati a prendere il regalo dalla lista di nozze del Trony di Ho-Chi-Mhin City. Se tu fossi stata qui, ne sono certo, non sarebbe andata com'è andata. Se durante un freddo pomeriggio lisboneta quel tuo lettore ottico non fosse saltato, ne sono sicuro, io ieri non avrei fatto quello che ho fatto. Divertivevi, Bongis e Sturgis, siate felici insieme dove io e la mia B.C. non lo siamo potuti essere. Godetevi la vostra X-Box. Viva gli sposi.